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Una Chiesa più laica

Piuttosto che di un tema, quale il ruolo dei laici nella Chiesa, vale forse la pena di porsi l’interrogativo se sia l’intera Chiesa a dover diventare più laica, superando la separazione ancora presente fra sacro e profano, fra chierici e laici, fra Chiesa e mondo

Piuttosto che di un tema, quale il ruolo dei laici nella Chiesa, su cui ormai molto è già stato scritto, dal Concilio in poi, tra interventi magisteriali, teologici e pastorali, vale forse la pena di porsi l’interrogativo se sia l’intera Chiesa a dover diventare più laica, superando la separazione ancora presente fra sacro e profano, fra chierici e laici, fra Chiesa e mondo. «Laico» deriva dal termine greco che significa «popolo» e «popolo di Dio» è la Chiesa. Come scrive Ermes Ronchi: «Dobbiamo ripensare la Chiesa, adottare lo sguardo di Gesù sulle persone, non quello della teologia. Una donna ci ha dato il Verbo, e ora una donna non può neppure leggere il Vangelo alla messa? Ripensiamo il sacerdozio battesimale, quando ogni piccolo d’uomo è stato consacrato, con il sacro crisma, sacerdote, re e profeta». Gesù stesso era un laico, non particolarmente tenero con la casta sacerdotale, tanto che p. Alberto Maggi afferma: «Gesù non si è mosso nell’ambito del sacro. Ne è uscito».
 
 Nell’Appello Salvare la Fraternità – Insieme (2021), Pierangelo Sequeri e altri teologi mettono in evidenza che la scena della rivelazione evangelica contempla almeno tre soggetti: Gesù, i Discepoli, la Folla dei chiunque, marginalizzata quest’ultima dall’ecclesiologia moderna: «Senza la Folla dei chiunque non si fa la Chiesa di Gesù. Non per caso la Samaritana e la Cananea, Zaccheo e il centurione, figure emozionanti della fede suscitata e riconosciuta da Gesù, appaiono sottodimensionate nella teologia e nella pratica ecclesiale». Se per secoli si è cercato di costruire un mondo cristiano parallelo a quello comune, oggi siamo di fronte a un nuovo kairos di Dio, che ci impone di decostruire il dualismo Chiesa-mondo per testimoniare «il comandamento creaturale di Dio, che affida il mondo e la storia all’uomo, alla donna e alla generazione, al pensiero e al lavoro, all’arte e alla tecnica, all’economia della città ospitale e alla passione per la giustizia condivisa».
Nelle prime comunità cristiane, tanto citate e poco imitate, non esistevano sacerdoti, ma discepoli e discepole, che si riunivano nelle case, comunità eucaristiche e familiari, nelle parole di Sequeri. Secondo Enzo Bianchi, che ritiene urgente una riforma del presbiterato e della comunità cristiana, solo nel III secolo si stabilì una gerarchia ecclesiastica, proiettando «sulla figura clericale le immagini dell’Antico Testamento che ne fanno un sacerdote, un sacrificatore impegnato in un’obbedienza stretta ed esigente alla ritualità sacrificale».
 
Non sono affatto diplomatiche le parole dell’Appello già citato: «Nella nostra tradizione ecclesiale moderna, il governo esclusivo dei preti, il modello unico dei religiosi, l’enciclopedismo catechistico delle dottrine hanno realizzato un effetto di saturazione della forma fidei che l’ha allontanata da questa immediatezza della vita comune: e ora deve cedere sotto il suo stesso peso». Gesù parlava alla gente comune, condividendo la vita comune sulle strade di Palestina, e i suoi apostoli l’hanno fatto sulle strade del mondo: un cristianesimo delle origini in uscita. Oggi i cristiani, laici e presbiteri, uomini e donne, sono chiamati a trovare linguaggi, anche simbolici e artistici, capaci di comunicare a tutti i popoli la benedizione della prossimità di Dio a ciascuno, resa visibile dalla fraternità umana, sulle strade comuni del mondo: «La fede stessa impara l’umano dall’umano».
 
L’Appello, scaturito dalla provocazione dell’Enciclica Fratelli tutti, si pone in stretta continuità con il costante richiamo di papa Francesco a eliminare ogni forma di clericalismo («i laici clericalizzati sono una peste nella Chiesa»), a essere laici e pastori insieme nella Chiesa e insieme nel mondo (anzitutto cristiani, essere vescovi, preti o laici «è secondario»), a riconoscere i doni dei laici in molti ambiti, dall’impegno «in varie forme di predicazione» all’accompagnamento spirituale, dalla collaborazione negli uffici diocesani alla testimonianza di fraternità e speranza nei mondi della vita quotidiana. Perché il Vangelo è annuncio e promessa di vita.
 
Gabriella Burba
delegata diocesana per le Aggregazioni Laicali

 
data di pubblicazione: 28-08-2025
autore: Gabriella Burba | tema: UNITARIO
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