Dal 18 al 24 agosto, un gruppo di giovanissimi di 15 e 17 anni dell’Azione cattolica di Bassano del Grappa ha scelto di vivere il camposcuola estivo, conoscendo il Friuli-Venezia-Giulia ed esplorando il tema del confine o, meglio, delle
soglie.
La scelta di questa destinazione è maturata in seguito ad un gemellaggio vissuto nell'Ottobre del 2024 con l’Azione Cattolica di Gorizia. La peculiarità della regione, nell’essere un luogo di confine nonché teatro di una serie di avvenimenti storici legati alle due guerre mondiali, ci ha permesso di costruire un percorso ricco di testimonianze ed esperienze toccanti a contatto con il territorio e le sue vicissitudini.
Al fine di trattare al meglio il tema del campo, abbiamo pensato di farci accompagnare ogni giorno da alcuni testi tratti da diverse opere, quali l'
Iliade di Omero e
Moby Dick di Herman Melville.
Siamo stati ospitati dalla comunità di Aquileia, nel patronato adiacente alla basilica.
Abbiamo dunque iniziato il campo narrando ai ragazzi le radici della nostra fede cristiana attraverso la testimonianza tangibile della basilica paleocristiana di S. Maria Assunta. La sua ricchezza di mosaici e di simboli ha raccontato come veniva vissuta e narrata la fede alle persone dell’epoca.
La prima soglia su cui ci siamo confrontati è stata l’importanza di riconoscere il valore della scelta, di decidere da che parte stare, come fecero i cristiani di allora, nonostante le persecuzioni.
La comunità di Aquileia è stata molto accogliente ed anche questo ha favorito un clima molto positivo tra di noi. Fin da subito, i ragazzi, durante le attività proposte, si sono immersi nelle bellezze storiche di questa città, apprezzando i molti siti archeologici che essa offre.
Altra tappa significativa per i ragazzi del campo è stata la città di Trieste, dove, oltre alla visita turistica, abbiamo potuto conoscere alle foibe di Basovizza la storia del beato don Francesco Bonifacio, ucciso violentemente l’11 settembre 1946 dalle guardie del regime Titino che al tempo governavano Trieste.
La narrazione appassionata di Mario Ravalico, ex Presidente diocesano dell’AC di Trieste, e la suggestione dei luoghi hanno suscitato nei ragazzi ricchezza di emozioni, sentimenti e stati d’animo. Don Francesco ha avuto il coraggio di rimanere, lì dove era stato mandato e, nonostante la consapevolezza del pericolo, è uscito per andare nelle contrade a cercare i ragazzi: se non fossero venuti alla parrocchia per la lontananza, avrebbe avuto egli stesso cura di andare di casa in casa a fare catechismo. Ha avuto un’attenzione particolare per le giovani generazioni ed un impegno forte a far nascere e crescere diversi circoli di Azione cattolica. Doveva crederci proprio tanto a quest’associazione. La testimonianza di vita del beato don Francesco ci ha portato a discutere sull’orrore delle foibe e del dolore che queste hanno causato alla popolazione triestina.
Alla sera abbiamo collaborato, insieme ad un altro gruppo di adulti di Bassano, con l'associazione “Linea d’Ombra”, che si adopera da anni per aiutare i migranti della rotta balcanica che approdano a Trieste, distribuendo loro cibo, coperte e cure mediche.
I ragazzi hanno preparato i pasti, li hanno distribuiti e poi giocato con le persone presenti. Subito non è stato semplice interagire coi migranti, ma è bastato un pallone per eliminare ogni confine. Questa esperienza ha aiutato a superare la paura del diverso ed i pregiudizi nei confronti di chi arriva da distante.
Da Aquileia, il giorno seguente abbiamo noleggiato le biciclette e raggiunto così la città di Grado lungo la bellissima ciclovia. Don Paolo, parroco della parrocchia del centro storico, ci ha aiutato a cogliere, attraverso le vicende secolari dell’antica Basilica di S. Eufemia, le peculiarità di questa terra di confine e dei rapporti lungo i secoli tra le Chiese di Aquileia, Grado e Venezia.
Noi, abituati ai campiscuola in luoghi di montagna, abbiamo sostato nell’incantevole spiaggia di Grado per riunirci in gruppo per le nostre attività, sotto lo sguardo ammirato dei bagnanti.
Raggiunta poi l’isola di Barbana in traghetto, abbiamo incontrato una guida straordinaria ed appassionante che, passo dopo passo, ci ha accompagnato a scoprire la figura di Egidio Bullesi, un giovane di Pola il quale, nonostante le difficoltà dovute alla povertà, ha assunto come ragione di vita l’aiuto al prossimo ed il farsi voce della fede in Dio. Fu inoltre fondatore a Pola dell'Azione Cattolica e di un gruppo scout. Le spoglie di Egidio sono custodite nel cimitero dell’isola.
Siamo infine stati a Gorizia, dove è stato possibile visitare la città ed ascoltare la sua storia travagliata, segnata da divisioni, battaglie e definizione di confini, che hanno distrutto proprietà, famiglie e relazioni. Grazie alla regia di Paolo Cappelli, Presidente diocesano dell’AC di Gorizia, abbiamo avuto l’onore di incontrare sua Eminenza l’arcivescovo di Gorizia, Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, che con cordialità e desiderio autentico di incontro, ha dialogato con i ragazzi. Abbiamo discusso sul tema del confine e condiviso alcune riflessioni relative agli impegni di cui la comunità si fa carico per superare una certa lontananza e separazione che tra le persone di Gorizia e di Nova Gorica, purtroppo, in alcuni contesti esistono ancora.
Ogni sera, il nostro assistente don Paolo, a conclusione della giornata, ci ha aiutato con cura e discrezione a far tesoro delle esperienze vissute ed a custodire nella preghiera i semi di bene raccolti nel cuore di ciascuno, affinché portino frutti di dialogo di pace attraverso di noi.
I ragazzi hanno vissuto in modo intenso questa settimana, mettendosi in gioco, dandosi tempo per la riflessione personale e per la condivisione.
Alcune di loro, a fine campo, hanno restituito qualche considerazione sull’esperienza vissuta. Alessia dice: “Abbiamo scoperto che i confini non sono solo sulle mappe geografiche, ma anche dentro di noi. E proprio condividendo esperienze positive e negative, risate e silenzi, siamo riusciti ad attraversarli insieme e a sentirci davvero uniti”. Si aggiunge subito dopo Maikol, che commenta: “A volte non riusciamo a guardare oltre noi stessi e le nostre necessità. Grazie a quest'esperienza mi sono messo in gioco e ho capito che i confini non sono solo quelli tra gli Stati, ma sono anche le difficoltà di rapportarsi con chi ci è accanto, con le istituzioni, con le religioni”. Anche Giorgia torna a casa carica di speranza: “Sono davvero grata per aver partecipato a questo campo, perché rimarrà per sempre un ricordo indelebile. Soprattutto penso che grazie a questa settimana tutti abbiamo superato i nostri confini personali”.
Nicola Carlesso