Non un semplice appuntamento associativo, ma un tempo di ascolto e discernimento condiviso. Domenica 22 febbraio, presso il Ricreatorio “B.V. Marcelliana” di Monfalcone, l’Azione Cattolica diocesana ha riunito il Consiglio Diocesano, i Presidenti parrocchiali e i Responsabili associativi per una giornata di confronto dal titolo “Radicati nel futuro”. Dopo le relazioni introduttive, la riflessione è proseguita nei lavori di gruppo, segno concreto della volontà di tradurre le parole in scelte operative e corresponsabili. La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dall’assistente diocesano ACR don Giovanni De Rosa.
Ad aprire i lavori è stato il presidente diocesano Paolo Cappelli, che ha invitato l’associazione a sospendere ogni tentazione difensiva per mettersi in ascolto dello Spirito. In un tempo che, come ricorda Papa Francesco, non è solo “un’epoca di cambiamenti” ma “un cambiamento d’epoca”, non basta aggiustare ciò che già si fa: occorre interrogarsi con verità su identità e missione. Essere “radicati nel futuro” significa tenere insieme fedeltà al Vangelo e coraggio del rinnovamento, evitando sia la nostalgia del passato sia l’ansia del nuovo a tutti i costi.
Il cuore della relazione ha richiamato la natura ecclesiale dell’Azione Cattolica: non una realtà accessoria, ma una forma stabile di corresponsabilità laicale, radicata nel Battesimo e vissuta in comunione con il Vescovo. In questa prospettiva, la storia associativa non è un patrimonio da commemorare, ma una radice da abitare per generare futuro. Le figure di Armida Barelli, Vittorio Bachelet e Pier Giorgio Frassati sono state richiamate come testimonianza di una fede capace di unire spiritualità, competenza e impegno nel mondo.
Un passaggio centrale è stato dedicato al progetto formativo, cuore dell’AC. In una società frammentata, proporre un cammino che unifichi la vita è una scelta controcorrente. La formazione non è un insieme di attività, ma un processo che trasforma interiormente, educa alla responsabilità e accompagna le persone a vivere una fede incarnata nella quotidianità.
Particolarmente significativo l’intervento del presidente di AC Venezia, Giovanni Millino, che ha invitato a “custodire la speranza” evitando la tentazione del “pochi ma buoni”. La logica della sopravvivenza rassicurante rischia infatti di contraddire la natura missionaria dell’associazione. Essere pochi non è un problema; lo diventa quando ci si chiude, smettendo di interrogarsi su chi non raggiungiamo più. L’AC è chiamata a essere casa ospitale, capace di accompagnare, di sperimentare con libertà e di leggere i cambiamenti del territorio, specialmente in una Chiesa di confine come quella goriziana.
Ampio spazio è stato dato anche alla dimensione intergenerazionale: bambini, giovani, adulti e anziani non come compartimenti separati, ma come alleanza educativa. Gli adulti sono chiamati a essere testimoni generativi; i giovani protagonisti responsabili; i ragazzi parte viva della comunità. In questo intreccio si gioca il futuro dell’associazione.
La celebrazione eucaristica conclusiva ha consegnato alla preghiera quanto condiviso. Il futuro dell’Azione Cattolica – è stato ribadito – non è garantito dalla storia, ma dalla qualità delle scelte di oggi. Non si tratta di occupare spazi, ma di avviare processi, investendo nelle relazioni, nella formazione e nella comunione ecclesiale.
Il futuro non si prevede: si prepara. Insieme.