Si è svolto nelle giornate di sabato 14 e domenica 15 marzo il ritiro diocesano ACR. stato un’esperienza intensa che ha accompagnato una quarantina di ragazze e ragazzi accompagnati dai loro educatori in un percorso profondo, guidato dalla figura evangelica di Bartimèo e pienamente inserito nel tempo di Quaresima, occasione privilegiata per fermarsi, ascoltare e rimettersi in cammino.
Fin dall’inizio, le attività proposte hanno favorito la conoscenza reciproca e la costruzione di un clima di fiducia, fondamentale per vivere in modo autentico i momenti successivi.
Attraverso un primo laboratorio creativo, ciascun ragazzo ha realizzato un “mantello” personale utilizzando stoffe e materiali diversi: un gesto semplice ma ricco di significato, che ha permesso di esprimere simbolicamente qualcosa di sé. Questo oggetto è diventato il filo conduttore dell’intero ritiro, accompagnando ogni partecipante nelle diverse tappe del cammino.
L’ascolto della Parola ha rappresentato il cuore dell’esperienza. I ragazzi, bendati, hanno vissuto in prima persona la condizione di cecità di Bartimèo, entrando così nel suo desiderio di salvezza e nella sua fiducia in Gesù. Un’esperienza particolarmente significativa nel tempo quaresimale, che invita a riconoscere le proprie fragilità e ad aprirsi con sincerità al bisogno di luce.
Nel lavoro a gruppi è emersa con forza la contrapposizione tra Bartimèo e la folla: da una parte chi grida con fede e speranza, dall’altra chi ostacola, ignora o non comprende. I ragazzi hanno potuto riconoscere queste dinamiche anche nella propria vita, interrogandosi su atteggiamenti e comportamenti quotidiani.
La meditazione guidata da don Marco Zaina ha aiutato a compiere un passo ulteriore, portando ciascuno a confrontarsi con le proprie “cecità”: paure, difficoltà, chiusure o situazioni in cui è difficile vedere con chiarezza. In pieno spirito quaresimale, questo momento ha invitato a una conversione del cuore. Attraverso cartelloni e momenti di condivisione, i ragazzi hanno dato un nome a queste esperienze, scoprendo di non essere soli. Scrivere un impegno sulla benda è stato un gesto concreto per esprimere il desiderio di cambiamento, un primo passo verso la luce.
La domenica ha segnato un passaggio significativo: dalla cecità alla possibilità di vedere. Il gesto della luce condivisa ha reso visibile come la relazione con gli altri possa illuminare il cammino personale, richiamando il percorso quaresimale verso la Pasqua. L’ascolto della seconda parte del Vangelo ha mostrato un Bartimèo trasformato, capace di alzarsi, lasciare il passato e mettersi in cammino.
La riflessione ha evidenziato come l’incontro con Gesù non sia solo una guarigione fisica, ma un cambiamento profondo che coinvolge tutta la vita. I ragazzi hanno colto come la fede possa diventare una forza capace di rimettere in piedi e dare direzione.
Dopo aver partecipato alla Messa della comunità di Forni Avoltri, l’ultima attività ha aperto il percorso alla dimensione comunitaria: ciascuno è stato invitato a farsi vicino agli altri, lasciando parole di incoraggiamento e segni concreti di vicinanza. È emersa così la consapevolezza che ognuno può essere luce per l’altro, soprattutto nei momenti di difficoltà, diventando segno concreto di speranza.
Un sentito ringraziamento a don Marco Zaina per la disponibilità e la cura con cui ha guidato la celebrazione penitenziale, momento centrale del cammino quaresimale, offrendo ai ragazzi un’occasione preziosa di incontro e riconciliazione, e a tutti gli educatori che hanno accompagnato il gruppo con attenzione e passione lungo l’intero percorso.
Il ritiro si è concluso con un senso di pienezza e gratitudine: un’esperienza che, nel cuore della Quaresima, ha aiutato i ragazzi a guardarsi dentro, a riconoscere le proprie fragilità e, allo stesso tempo, a scoprire che proprio da esse può nascere un cammino nuovo, illuminato dalla fede e sostenuto dalla comunità.