Ci stiamo avviando alla fine di un triennio associativo, un tempo che ci ha visti camminare insieme, crescere, sperimentare fatiche e bellezza, e soprattutto condividere la vita della nostra Chiesa diocesana dentro l’Azione Cattolica. Ogni triennio porta con sé un bilancio, ma anche uno sguardo nuovo che si apre sul futuro.
Ed è proprio in questo passaggio che si inserisce il tempo dei rinnovi dei nostri organismi associativi. Un gesto che conosciamo bene, ma che non dovrebbe mai diventare solo una formalità. Rinnovare significa dire ancora una volta chi vogliamo essere dentro la Chiesa e come desideriamo continuare a viverla.
Essere di Azione Cattolica significa appartenere a una comunità che aiuta a non vivere la fede da soli. È un cammino fatto di relazioni, incontri, formazione condivisa e servizio concreto. Un cammino in cui nessuno è spettatore e ciascuno è chiamato a portare qualcosa di sé.
In questi anni ho visto quanto sia decisivo il contributo di tante persone che, con semplicità, tengono viva l’associazione: educatori che accompagnano con pazienza, responsabili che si assumono il peso delle scelte, adulti e giovani che non si tirano indietro quando c’è da mettersi in gioco.
E proprio alla fine di un triennio sento che una parola diventa decisiva: responsabilità.
Non una responsabilità teorica, ma concreta e quotidiana. Il coraggio di prendersi carico della vita associativa anche quando costa tempo ed energie. Il coraggio di non delegare sempre ad altri ciò che riguarda tutti. Il coraggio di dire: “ci sono anch’io”, con quello che sono e posso dare.
È un coraggio che nasce da una convinzione profonda: la Chiesa non si riceve soltanto, ma si costruisce insieme. L’Azione Cattolica è una palestra preziosa di corresponsabilità, dove il Vangelo diventa scelta condivisa.
Per questo i rinnovi associativi vanno vissuti con coraggio e speranza, ma soprattutto con la decisione di continuare a camminare. È un “sì” rinnovato a una storia che ci precede e che ci affida ancora un compito.
Rinnovare significa assumersi una responsabilità verso la comunità, la Chiesa diocesana, le persone che incontriamo e le nuove generazioni. Una responsabilità che non schiaccia, ma rende più liberi e più veri.
A chi si avvia a chiudere questo triennio va un grazie sincero. A chi è incerto o sta valutando il rinnovo, vorrei dire che questo è un tempo favorevole per riscoprire il senso del proprio esserci: non perfetto, ma reale e concreto.
Perché l’Azione Cattolica continua a vivere così: attraverso il coraggio quotidiano di chi sceglie di prendersi la responsabilità della propria Chiesa e di camminare insieme agli altri, dentro la storia che il Signore continua a scrivere con noi.
Il Presidente diocesano
Paolo Cappelli