«Ci sono esperienze che lasciano il segno perché aiutano a guardare con occhi nuovi la storia, il presente e le relazioni. La due giorni vissuta a Gorizia è stata una di queste». È quanto racconta Giovanni Millino, dell'Azione Cattolica di Venezia, che ha partecipato insieme a una trentina di adulti, giovani e famiglie al percorso di conoscenza e condivisione promosso dall'Azione Cattolica di Gorizia.
Due giorni intensi, nei quali il gruppo ha potuto riscoprirsi parte di una stessa associazione, nella quale molti sono cresciuti e nella quale continua a valere la pena spendere la propria vita. Attraverso visite guidate, momenti di confronto, preghiera e fraternità, il viaggio si è trasformato in un'occasione preziosa di formazione e di incontro.
La storia del confine orientale, spesso poco conosciuta e talvolta scomoda, ha offerto numerosi spunti di riflessione. «Abbiamo capito – scrive Millino – quanto sia fondamentale la ricerca della verità per costruire una convivenza autentica tra identità diverse. È un cammino esigente, che richiede rispetto, ascolto e la capacità di riconoscere anche la sofferenza dell'altro. Solo così la memoria diventa occasione di riconciliazione e di relazioni vere».
Particolarmente significativa è stata la riflessione sul significato del confine. Una linea tracciata arbitrariamente ha diviso comunità, famiglie e affetti, lasciando ferite profonde. Eppure, osservando oggi i luoghi un tempo separati, le differenze sembrano dissolversi. Da qui nasce una domanda che interpella anche il presente: come evitare che nuovi confini, culturali o sociali, continuino a dividere le persone?
«In un tempo nel quale le differenze vengono spesso presentate come muri invalicabili – continua la testimonianza – abbiamo scoperto che è possibile vivere fianco a fianco, custodendo le proprie identità senza rinunciare all'incontro». Una riflessione che richiama anche il significato più autentico della parola integrazione, particolarmente attuale in un territorio attraversato da culture e lingue diverse.
Accanto alla lettura della storia, il gruppo ha saputo riconoscere anche la presenza discreta del Signore che accompagna il cammino dell'umanità. La condivisione della preghiera, la fraternità tra generazioni diverse e la celebrazione eucaristica al Santuario di Castelmonte hanno rappresentato il cuore spirituale dell'esperienza. «Abbiamo percepito lo sguardo dolce e materno di Maria, che ci invita a guardare gli altri con la stessa accoglienza e tenerezza».
Il bilancio finale è racchiuso nelle parole di gratitudine con cui si conclude la testimonianza: «Torniamo a casa più ricchi: più ricchi di amicizie, di conoscenza della storia, della consapevolezza del valore della libertà, della verità vissuta nella carità e della forza del perdono. Un grazie sincero agli amici dell'Azione Cattolica di Gorizia per la loro disponibilità, competenza e generosa accoglienza».
La testimonianza di Franco Miccoli al Parco della Rimembranza