Dall’8 al 15 agosto 2026, i Giovanissimi e i Giovani dell’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Gorizia hanno vissuto due esperienze estive presso la Casa Alpina Cinque Cime “Giovanni Paolo II” di Cave del Predil: il campo scuola dei Giovanissimi e il ritiro dedicato ai Giovani.
Due percorsi diversi per età e modalità, ma accomunati dal desiderio di fermarsi, mettersi in gioco, ascoltarsi e crescere insieme.
Il campo scuola dei Giovanissimi si è aperto con la Santa Messa presso la chiesetta di Sant’Anna, insieme alla comunità del paese.
Accompagnati dagli educatori e da don Marco, i ragazzi sono stati guidati dal primo capitolo della Genesi e dalla prima parola pronunciata da Dio: una parola che connette, mette ordine, separa e costruisce, chiamando all’esistenza il mondo.
A partire da questa esperienza, i Giovanissimi si sono messi in gioco, confrontandosi con le proprie esperienze e con quelle dei compagni. Un’occasione per rileggere il cammino percorso fino a oggi, guardando alle gioie, alle cadute, alle scelte, alle difficoltà e ai traguardi che rendono la storia di ciascuno originale e degna di essere vissuta.
L’ultimo passo è stato quello di cambiare prospettiva: ago e filo alla mano, i ragazzi hanno provato a cucire e ricucire le proprie storie, con cura e attenzione, dando valore a ogni voce e a ogni espressione per costruire una storia comune.
Non sono mancati naturalmente giochi, divertimento e momenti di leggerezza, grazie a una squadra di educatori sempre pronta a mettersi in gioco con entusiasmo, gioia ed energia.
Le giornate sono state arricchite dalle escursioni al lago e presso l’ex miniera del Parco geominerario di Raibl.
Anche qui la scoperta del territorio è diventata occasione educativa: la storia della montagna si intreccia con quella dell’uomo, fatta di fatica, solidarietà e capacità di rigenerare un luogo attraverso nuove dinamiche.
Camminare insieme, conoscere il territorio e affrontare la fatica sono diventati così parte di un unico percorso, dentro e fuori dal campo.
Particolarmente significativa è stata la gradita visita dell’Arcivescovo Giampaolo, insieme ai nostri assistenti.
Un incontro che ha regalato nuove pagine al racconto e parole buone di speranza da custodire e seminare.
Il pomeriggio trascorso insieme, tra dialogo, preghiera e una semplice merenda, ha aiutato Giovanissimi ed educatori a comprendere meglio lo spazio di Dio tra le righe delle storie di ciascuno.
Perché l’esperienza del campo non è mai a senso unico: è un dono reciproco di tempo, emozioni, momenti e fede condivisa.
A raccontare meglio di ogni altra cosa il significato di questa esperienza sono le parole degli stessi partecipanti.
«Mi sono divertita molto, ho rafforzato legami e ho avuto modo di creare nuovi ricordi. Mi sono sentita molto bene e ho avuto l’occasione di riflettere su molte cose sulle quali di solito non trovo il tempo».
«Ho scoperto posti molto belli e imparato e rafforzato valori. Ho migliorato anche io molto i legami non solo con gli altri ma anche con gli educatori».
«Si è parlato più volte degli avvenimenti che ci hanno segnato e li abbiamo condivisi tra di noi. È stata una bellissima esperienza perché conoscendoci meglio abbiamo formato un gruppo unito, non solo per via delle riflessioni che abbiamo trattato, ma anche grazie al molto tempo passato assieme».
«Sono riuscita ad affrontare un percorso interessante e soprattutto ho esplorato meglio argomenti importanti grazie all’aiuto di educatori e amici».
Parole semplici, ma che restituiscono bene il senso di un’esperienza nella quale le relazioni sono diventate parte del cammino educativo.
Dopo i Giovanissimi è arrivato il turno dei Giovani, che hanno dedicato il loro ritiro all’approfondimento dell’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
È stato un tempo per fermarsi, stare insieme e interrogarsi su temi quanto mai urgenti.
Al centro, una riflessione sull’umanità: capace di cose grandi, ma allo stesso tempo fragile; capace di orientarsi verso il bene e l’Amore, ma anche tentata di costruire, sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, una nuova Babele.
I giorni sono stati scanditi dalla preghiera, dalla vita comune e dai contributi di tanti amici.
Tra questi Ivan Marchi, Presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Verona, ed Elisabetta Zambon, Incaricata regionale ACR, che hanno aiutato i giovani a toccare con mano e con il cuore le trasformazioni tecnologiche e umane che stanno attraversando il nostro tempo.
Un confronto prezioso per imparare a leggere il presente con occhi attenti e, allo stesso tempo, per domandarsi quale contributo ciascuno possa offrire alla costruzione di un’umanità più capace di relazioni, bene, responsabilità e amore.
Giovanissimi e Giovani hanno vissuto esperienze diverse, ma entrambe hanno ricordato una cosa fondamentale: la nostra storia non si costruisce mai da soli.
Si costruisce nelle relazioni, nelle domande condivise, nella preghiera, nella fatica, nel servizio, nella capacità di ascoltare e di lasciarsi sorprendere dagli altri.
A Cave del Predil tante storie personali si sono incontrate e, per qualche giorno, sono diventate una storia comune.
Una storia fatta di Magnifiche storie, che ora ciascuno è chiamato a portare con sé nel nuovo anno associativo.
Ringraziamo il Signore per questo tempo di grazia e per i tanti amici incontrati lungo il cammino, che anche da lontano hanno contribuito a rendere possibili queste importanti esperienze.
Il campo finisce, ma le storie continuano. E continuano insieme.