PERCHÉ TUTTI POSSANO TORNARE A CASA: DALL’INCONTRO ALLA MISSIONE
L’esperienza di Monfalcone interpella concretamente il cammino dell’Azione Cattolica di Gorizia nel nuovo anno associativo
«Perché tutti possano tornare a casa: la gioia contagiosa del Vangelo». È stato questo il tema dell’incontro che sabato scorso ha riunito nella chiesa di San Giuseppe a Monfalcone più di un centinaio di persone provenienti dalle parrocchie, dalle associazioni e dalle diverse realtà ecclesiali della diocesi.
Un appuntamento promosso dalla Pastorale familiare diocesana, in collaborazione con l’Ufficio catechistico e la Pastorale giovanile e vocazionale, che ha offerto un’importante occasione di formazione, ascolto e confronto con l’Arcivescovo Giampaolo Dianin.
Ma, per chi vive l’esperienza dell’Azione Cattolica, quella mattinata non può essere considerata soltanto una bella iniziativa pastorale.
Contiene alcune indicazioni molto concrete per il nostro modo di essere associazione e per il cammino che ci attende nel nuovo anno associativo 2026/27.
DALLA PROSSIMITÀ ALLA MISSIONE
L’Arcivescovo, partendo dall’episodio di Filippo e dell’etiope negli Atti degli Apostoli, ha richiamato una Chiesa capace di mettersi in strada, incontrare le persone, ascoltarle e accompagnarle.
Filippo non aspetta l’etiope nella propria comunità. Va sulla strada, sale sul suo carro, ascolta le sue domande e percorre con lui un tratto di cammino.
È un’immagine che parla direttamente alle nostre associazioni parrocchiali.
La prima ricaduta concreta è allora una domanda molto semplice:
chi stiamo incontrando e chi invece non stiamo più incontrando?
Non possiamo limitarci a proporre attività alle persone che già frequentano i nostri gruppi. Dobbiamo avere il coraggio di guardare anche a chi si è allontanato, alle famiglie che non si sentono più parte della comunità, ai giovani che non trovano spazi, agli adulti che cercano luoghi di confronto, alle persone che magari non entrerebbero spontaneamente in una riunione parrocchiale ma potrebbero accettare un invito personale.
Questo significa che, nelle nostre associazioni parrocchiali,
la programmazione non dovrebbe partire soltanto dalla domanda “che cosa organizziamo?”, ma anche dalla domanda “chi vogliamo incontrare?”.
È un cambiamento di prospettiva importante.
L’ASSOCIAZIONE COME LUOGO DI ACCOGLIENZA
«Perché tutti possano tornare a casa» significa anche interrogarsi sulla qualità delle nostre relazioni.
Una persona che arriva per la prima volta in un gruppo AC che cosa trova? Trova qualcuno che la conosce? Qualcuno che la ascolta? Un ambiente nel quale può esprimersi senza sentirsi giudicata? Una comunità nella quale può progressivamente assumersi una responsabilità?
Questa attenzione può diventare molto concreta.
Nel nuovo anno associativo ogni gruppo potrebbe chiedersi
come accogliamo una persona nuova, come accompagniamo chi si avvicina per la prima volta, come manteniamo i rapporti con chi interrompe la partecipazione.
Anche un messaggio, una telefonata, un invito personale o una visita possono diventare strumenti di missione.
L’associazione non è soltanto il luogo nel quale si fanno attività. È una
rete di relazioni che si prende cura delle persone.
CORRESPONSABILITÀ: NON DELEGARE SEMPRE AGLI ALTRI
Un secondo elemento riguarda la corresponsabilità.
L’esperienza di Monfalcone ha mostrato concretamente che una comunità cresce quando ciascuno porta qualcosa: una domanda, un’esperienza, una competenza, una disponibilità.
Questo vale anche per l’AC.
La corresponsabilità non può essere affidata sempre alle stesse persone. Nel nuovo anno associativo siamo chiamati a creare condizioni perché
più persone possano partecipare, proporre, assumere piccoli servizi e progressivamente mettere a disposizione i propri talenti.
Per i responsabili associativi questo significa anche imparare a delegare, accompagnare, formare e dare fiducia.
Per gli educatori significa non limitarsi a «fare il programma», ma aiutare bambini, ragazzi, giovani e adulti a diventare protagonisti del proprio cammino.
Per i consigli parrocchiali e per il Consiglio diocesano significa costruire luoghi nei quali le decisioni siano realmente condivise e non semplicemente comunicate.
LA DIMENSIONE DIOCESANA DIVENTA CONCRETA
La mattinata di Monfalcone ha mostrato anche il valore dell’incontro tra realtà diverse.
Persone provenienti da parrocchie differenti hanno ascoltato le stesse parole, lavorato insieme e scoperto che problemi e domande che sembrano soltanto «nostri» sono spesso condivisi da molti.
Per l’Azione Cattolica di Gorizia questa è una ragione in più per vivere la
dimensione diocesana non come un livello organizzativo, ma come una risorsa concreta.
Nel nuovo anno questo può tradursi in alcune scelte semplici:
- favorire maggiormente l’incontro tra le associazioni parrocchiali;
- condividere esperienze e buone pratiche;
- sostenere le realtà che fanno più fatica;
- costruire occasioni formative comuni;
- coinvolgere maggiormente i responsabili parrocchiali nella vita diocesana;
- creare iniziative nelle quali bambini, ragazzi, giovani e adulti possano incontrarsi oltre i confini della propria parrocchia;
- collaborare con le altre realtà ecclesiali senza perdere la propria identità associativa.
La dimensione diocesana diventa così il luogo nel quale l’AC impara a non vivere da sola la propria missione.
FORMARE LAICI PER LA MISSIONE
C’è poi un'altra ricaduta decisiva: la formazione.
Se vogliamo essere una presenza missionaria, dobbiamo formare laici capaci di leggere la realtà, ascoltare le persone, confrontarsi con le domande del nostro tempo e vivere la fede dentro la quotidianità.
Per questo la formazione non può essere considerata un’attività tra le altre.
È una delle condizioni della missione.
Educatori, responsabili parrocchiali, consiglieri, adulti e giovani hanno bisogno di occasioni nelle quali fermarsi, ascoltare la Parola, confrontarsi e rileggere la propria esperienza.
Il nuovo anno associativo può quindi diventare un’occasione per
rafforzare la formazione dei responsabili e degli educatori, non aggiungendo semplicemente altri appuntamenti, ma collegando maggiormente formazione e vita concreta.
CUSTODIRE, RINNOVARE, SPERIMENTARE
Tutto questo si collega direttamente al percorso che l’Azione Cattolica di Gorizia si appresta a vivere nel 2026/27 attraverso le tre parole
custodire, rinnovare, sperimentare.
Custodire significa prenderci cura delle persone e delle relazioni che l’associazione ha costruito nel tempo. Significa non dare per scontato nessuno e valorizzare il patrimonio umano e spirituale delle nostre associazioni.
Rinnovare significa avere il coraggio di chiederci se le nostre modalità di partecipazione, comunicazione e proposta riescano ancora a raggiungere le persone di oggi.
Sperimentare significa provare nuove forme di incontro: momenti informali, esperienze condivise tra parrocchie, iniziative aperte anche a chi non frequenta l’associazione, percorsi rivolti alle famiglie, occasioni di ascolto e confronto.
Non tutto dovrà diventare un nuovo progetto. A volte sarà sufficiente
fare diversamente qualcosa che già facciamo.
UNA CONSEGNA PER OGNI ASSOCIAZIONE
La vera ricaduta associativa dell’incontro di Monfalcone può allora essere racchiusa in una consegna molto concreta:
ogni associazione parrocchiale si chieda, nel corso del nuovo anno: chi vogliamo incontrare, chi vogliamo accompagnare e quale piccolo passo possiamo fare per far sentire qualcuno nuovamente a casa.
Potrebbe diventare una domanda da portare nei consigli parrocchiali, nelle équipe, nei gruppi educatori e negli incontri di formazione.
Perché la missione non è qualcosa che viene aggiunto alla vita associativa.
È il modo nel quale l’associazione vive la propria identità.
L’Azione Cattolica è chiamata a essere contemporaneamente
casa e strada: casa che accoglie, forma e accompagna; strada sulla quale i laici escono per incontrare la vita concreta delle persone.
È questa la corresponsabilità: non aspettare che qualcun altro faccia il primo passo.
È questa la dimensione diocesana: non camminare da soli.
È questa la vocazione dei laici: portare il Vangelo dentro la vita.
È questa la missione:
andare incontro alle persone perché possano ritrovare una casa e, da quella casa, ripartire per incontrare altri.
Nel nuovo anno associativo 2026/27, «custodire, rinnovare, sperimentare» può diventare così non soltanto uno slogan, ma un modo concreto di vivere l’Azione Cattolica di Gorizia.