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Custodi della memoria, costruttori di futuro

data di pubblicazione: 28-01-2021

Il dibattito proposto dal Settore Adulti partirà dall’esperienza del lungo percorso di pacificazione sviluppato dalle città di Gorizia e Nova Gorica per superare i traumi vissuti dalle nostre terre dopo la seconda guerra mondiale

Da diversi anni l’Azione Cattolica Italiana dedica il mese di gennaio alla riflessione e preghiera per la Pace.
 
Quella Pace che non si limita ad essere espressione di "assenza di conflitti" ma che abbraccia tutti gli aspetti della vita di ogni uomo: la giustizia, la salute, il lavoro, l’economia, …
 
Ecco che prendendo spunto dall’annuale messaggio del pontefice per la Giornata Mondiale della Pace, anche il 2021 è iniziato con questo importante appuntamento. Quest’anno in modo particolare, la ricorrenza del Mese della Pace avviene in un momento difficile, pieno di insicurezze, paure ed incognite diverse, che hanno costretto tutti a fare i conti con le fragilità delle nostre false sicurezze e delle nostre comunità.
 
Le parole e le proposte di Papa Francesco, contenute sia nella sua ultima Enciclica "Fratelli Tutti" sia nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno, ci offrono molti spunti di riflessione che rimandano ad altrettanti impegni da assumere come sia come persone sia come comunità, contributi indispensabili alla costruzione di quella cultura della cura che Papa Francesco ci indica come percorso di pace.
 
Francesco evidenzia nel suo messaggio, quali siano le "cure" indispensabili oggi per realizzare questo processo di Pace: dalla cura come promozione della dignità e dei diritti della persona alla cura del bene comune; dalla cura come solidarietà alla cura e salvaguardia del creato. Promozione della dignità e dei diritti della persona, che significa "relazione, non individualismo, afferma l’inclusione e non l’esclusione, la dignità unica e inviolabile e non lo sfruttamento". Che "ogni persona è creata per vivere insieme nella famiglia, nella società dove tutti i membri sono uguali in dignità". Una dignità con diritti e doveri. Solidarietà con poveri e indifesi, ovvero affermare che "la cura della Terra, casa comune, non può essere autentica se non si accompagna alla tenerezza per gli esseri umani". Di fronte all’acuirsi delle disuguaglianze, il Papa ci invita "a imprimere alla globalizzazione una rotta comune, veramente umana". Nella cura per il bene comune, inoltre, ci ricorda che "i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il momento presente e per le generazioni future." Il Papa ci richiama che, di fronte alla pandemia, "ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme". "Nessuno si salva da solo".
La cura del creato non potrà essere un autentico "sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si potranno separare in modo da essere trattate singolarmente".
 
La cultura della cura parte anche attraverso piccoli passi che ogni persona può compiere nella propria quotidianità, piccoli segni che possono arrivare molto lontano grazie alla disponibilità di chi prova a "generare processi che assumano consapevolmente la frammentazione esistente e le contrapposizioni che di fatto portiamo con noi; il coraggio di ricreare il tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità"
(Global Compact on education - Papa Francesco).
 
Proprio nell’ottica generatrice di questi processi positivi, processi in grado di creare tessuti di relazione, abbiamo apprezzato il lungo percorso di pacificazione sviluppato in questi anni da Gorizia e la vicina Nova Gorica per superare i traumi della guerra mondiale, culminato nella proclamazione di Nova Gorica in collaborazione con Gorizia quale capitale Europea della Cultura 2025 e anche orgogliosi per l’augurio particolare che ha rivolto il nostro Capo dello Stato Sergio Mattarella alle nostre città in occasione del discorso di Capodanno 2021.
 
In quest’ottica, come settore adulti dell’AC diocesana di Gorizia, abbiamo pensato potesse essere buona occasione di riflessione, un dialogo a più voci dal titolo: "Custodi di memoria, costruttori del futuro". Ovvero come la cura della memoria possa diventare strumento di pace per costruire un futuro di relazioni buone, proprio partendo dall’esperienza goriziana.
 
Luca Tardivo - Claudia Valentini