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Cara Sorella Maggiore

data di pubblicazione: 21-04-2023

Di Barbara Spanedda responsabile archivio Diocesano AC

Sabato 22 aprile al mattino Papa Francesco incontrerà, in Piazza San Pietro, numerosi aderenti di Azione Cattolica nell’udienza di ringraziamento per la beatificazione di Armida Barelli, che si è svolta il 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano.

Protagonista indiscussa della nascita della Gioventù Femminile a partire dal 1918, Armida, o Ida come tutti la chiamavano, può essere definita una donna che ha saputo trasformare il laicato del suo tempo e la storia del mondo cattolico fino agli anni Cinquanta, quando, dopo una dolorosa malattia si spegne nel piccolo paese di Marzio (Varese). A lei vennero indirizzate numerose lettere dalle delegate e dalle iscritte alla GF, non solo con richieste, ma anche per farle presente situazioni poco piacevoli nei vari gruppi.

Pur non avendo io incarichi nei gruppi di AC, ma essendo “solo” la responsabile dell’Archivio, vorrei oggi provare anche io a scrivere una lettera a Armida Barelli.

Cara Sorella Maggiore,
ti scrivo dal 2023, dalla piccola Diocesi di Gorizia; in questo anno ho cercato di far comprendere quanto sia importante la nostra storia associativa, seguendo il lavoro dell’archivista e organizzando una mostra per ricordare i cento anni della nostra associazione. Tutto è andato bene e adesso la mostra sta viaggiando nella diocesi, dove tutti sono rimasti stupiti del contenuto dei documenti del nostro archivio e dalla ricchezza della nostra storia. Eppure…eppure cara sorella maggiore mi domando se davvero io sia riuscita a suscitare entusiasmo in chi mi circonda. Vedo un tremendo demone che si sta impadronendo di tutti noi e sta dominando i nostri tempi: l’indifferenza. Tu cara Ida hai deciso di intraprendere la tua strada quando alcune ragazze scelsero di non rispondere a chi chiedeva loro se fossero state così sciocche da partecipare alla Messa, tu hai abbandonato la tua famiglia benestante per guidare le giovani della GF alla testimonianza: ecco oggi quello che vedo sono giovani che non trovano gioia in quello che fanno e che passano la loro vita parlando con entità che non esistono realmente. Tu avevi di fronte ragazze che avevano timore di parlare con i loro sacerdoti e che spesso non sapevano neanche leggere e scrivere, ma che, nonostante questo, avevano accettato di organizzare incontri dedicati al Vangelo ed alla testimonianza; oggi cara Ida vorrei sapere come poter far capire a tutti, soprattutto ai nostri giovani, che cosa significa far parte dell’Azione Cattolica, il che non significa certo avere una tessera, ma essere di esempio nei valori cristiani, sempre, in Chiesa e nella vita quotidiana, testimoniando concretamente i valori del Vangelo (che non sono certo quelli del “non mi interessa di quello che succede fuori da casa mia”). Sono tempi difficili, c’è una guerra vicina in corso, eppure tutti sembrano dire “A me questo non interessa”; il Papa ci dice di non chiuderci, ma di aprirci all’altro, eppure tutti sembrano fare il contrario perché “è troppo faticoso uscire di casa, preferisco vivere la mia fede qui, nel mio piccolo”. Forse solo il tuo esempio ci può ricordare quello che hai fatto, hai saputo abbattere barriere e superare ostacoli, trasformandoti nella “zingara” del buon Dio, hai saputo testimoniare la Parola con le tue azioni di amore. Cara Ida aiuta anche la nostra piccola diocesi a seguire il tuo esempio per essere una grande chiesa in uscita.

Barbara Spanedda
Responsabile dell’Archivio Storico Diocesano